“Filumena”

in gabbiam'hai trattato come n'a cammerera tengo tre figliFilumena 2“Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo Sinossi / Note di regia E’ finalmente giunto il momento, rimandato e temuto per anni. Ci sentiamo ormai maturi, percepiamo di aver acquisito una cifra stilistica ed estetica che ci contraddistingue. Per questo è giunto il momento, rimandato e temuto per anni, di mettere in scena uno degli immortali classici scritti da Eduardo De Filippo. Il testo è quello originale, con pochissime sfoltiture per renderlo più snello e contenerlo in un atto unico di 90 minuti anziché negli originali 3 atti edoardiani. La storia è nota: il tentativo di Filumena, ex prostituta, di dare dignità ai suoi tre figli dopo aver speso una vita nell’attesa che Domenico Soriano si decidesse a sposarla, invece di trattarla come amante, amica, confidente, segretaria, cameriera, ma mai come compagna di vita. La nostra “Filumena Marturano” omaggia lo spettacolo e lo strepitoso personaggio creato da Eduardo, ma allo stesso tempo innalza testo e messa in scena a metafore universali di altro. Utilizzando lo stile surreale che ci contraddistingue, l’universo dei nostri Filumena e Domenico si dipana tra il ring di un incontro di box, e una prigione / gabbia. Il ring rappresenta la lotta infinita e sempiterna che questa donna, ogni donna, ha condotto e conduce per affermare la sua identità indipendentemente da quella dell’uomo – padre – amante – marito. Le forti emozioni represse da Filumena per anni si trasformano in altrettanti uppercut e ganci sferrati a Domenico, il quale fa di tutto per incassare ma anche per reagire agli attacchi. Nella seconda parte dello spettacolo, il ring si smantella completamente per diventare una prigione che ingabbia Filumena. Quando finalmente crede di aver raggiunto il suo obiettivo, e di potersi riposare dopo tante fatiche, Filumena è fisicamente ingabbiata dalla legge, dalla voce dell’avvocato che sciorina articoli del codice civile. Non si perdona ad una donna la rivoluzione contro il potere maschile, e la legge è dominio dell’uomo acculturato che possiede il linguaggio appropriato, a differenza di Filumena che non sa né leggere né scrivere. La gabbia che stringe Filumena è però simile a quella che blocca Domenico, ossessionato dalla necessità di sapere quale dei tre figli sia suo. Nessuno dei due protagonisti può vivere senza l’altro, nessuno dei due è realmente libero perché sono entrambi schiacciati dal proprio passato. L’idea di elementi scenici semplici e che si trasformano a vista operati dagli attori è venuta al regista Raffaele Furno in sogno, mentre era nell’isola cinese di Taiwan per dirigere una commedia italiana in estremo oriente. Sognare “Filumena Marturano” mentre il regista napoletano era così lontano dall’Italia è stato un segno chiaro. La scena è quindi composta da quattro reti d’acciaio, nude, ruvide, taglienti, che vengono manipolate dagli attori per diventare le corde del ring, una gabbia, dei letti, delle poltrone. Gli stessi attori sono manipolati dalla visione registica, perché sono contemporaneamente dentro e fuori l’azione. La compagnia al completo è in scena per tutta la durata dello spettacolo e tutto, dai cambi costume ai cambi di situazione, avviene a vista. La percezione che si ha alla fine è di aver visto lo spaccato della vita di una donna specifica, ma anche di aver assistito ad una rappresentazione della lunga storia di conflitto che contraddistingue i rapporti tra uomo e donna, in Italia così come in molte altre nazioni del mondo. E’ questo aspetto universale, assieme al valore letterario ed emotivo del testo, a fare di “Filumena Marturano” e del teatro di Eduardo, un classico che può comunicare le proprie intenzioni a generazioni e culture diversissime tra loro. Al suo debutto nell’agosto del 2016 lo spettacolo è stato definito “muscolare” “emozionante” “geniale idea del ring” “splendida la visualizzazione delle gabbie mentali, morali, e sociali dei protagonisti” “l’amore come agone che spesso non finisce nemmeno ai punti” “livello artistico molto alto e ne resti emotivamente fagocitato”.   Crediti artistici e di produzione Regia: Raffaele Furno Con: Soledad Agresti, Raffaele Furno, Isabella Sandrini, Valentina Fantasia, Annamaria Aceto, Giuseppe Pensiero, Ugo Fonti, Janos Agresti. Costumi: Anna Andreozzi Scene: Bruno Valeriano Consulenza musicale: Isabella Sandrini Tecnico audio – luci: Mauro Sandomenico Foto di scena: Marco Pescosolido, Matteo Vocino Esigenze tecniche (adattabili in base alle esigenze del teatro / palco) Palco con quadratura nera e almeno due quinte per lato 12 PC da 1000 e 2 Domino Gelatine ambra e gelatine blu Dimmer 12 canali Lettore cd con casse Filumena

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